I fatti riportati
Domenica 11 ottobre 2026 Longarone, in provincia di Belluno, ha ospitato la 76ª Giornata nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro, promossa dall’ANMIL. L’associazione aveva annunciato l’appuntamento il 6 ottobre; ANSA ha diffuso alle 12:38 dell’11 ottobre il rilancio della richiesta di un reato autonomo di «omicidio sul lavoro». Questo articolo viene pubblicato alle 15:04 dello stesso giorno e distingue quindi la data dell’evento, quella dei dati statistici e quella della notizia.
Il comunicato ufficiale INAIL pubblicato il 9 ottobre alle 16:00 riguarda le denunce pervenute tra gennaio e agosto 2026, non il periodo fino all’11 ottobre. Comprendendo anche gli studenti, l’Istituto registra 404.809 denunce complessive di infortunio, contro 384.007 nello stesso periodo del 2025: un aumento del 5,4%. Le denunce con esito mortale sono 701, contro 681, pari a un incremento del 2,9%.
Il totale di 701 va letto nelle sue componenti. Al netto degli studenti, 498 denunce mortali riguardano infortuni avvenuti in occasione di lavoro, cioè nello svolgimento dell’attività, contro 488 nel 2025: dieci casi in più e un aumento del 2,0%. Altre 191 riguardano infortuni in itinere, nel tragitto casa-lavoro, contro 186; dodici sono denunce mortali relative a studenti, contro sette. Sommare categorie diverse senza spiegarle rende il numero più spettacolare ma meno comprensibile.
I dati mensili sono provvisori. L’INAIL avverte che le denunce non coincidono automaticamente con casi già riconosciuti come infortuni sul lavoro e che gli esiti mortali possono cambiare dopo l’istruttoria amministrativa e sanitaria. Per il bilancio definitivo del 2026 occorrerà attendere il consolidamento dei singoli casi: «denunciato» non significa ancora «accertato».
Tra le 498 denunce mortali in occasione di lavoro aumentano i casi nelle costruzioni, da 78 a 83, nel trasporto e magazzinaggio, da 65 a 68, nei servizi di supporto alle imprese, da 22 a 29, e nella sanità e assistenza sociale, da cinque a dodici. Le denunce riferite a lavoratori stranieri passano da 108 a 136, mentre quelle riferite a italiani scendono da 380 a 362. La cittadinanza descrive una distribuzione statistica, non una causa dell’infortunio né una responsabilità collettiva.
L’ANMIL chiede due interventi: introdurre fattispecie autonome di omicidio e lesioni sul lavoro e istituire una Procura nazionale specializzata, con magistrati capaci di coordinare indagini oggi distribuite sul territorio. Il presidente Amedeo Bozzer ha collegato la richiesta alla proposta di legge C.2849, presentata alla Camera il 19 marzo 2026 e assegnata alla Commissione Giustizia in sede referente il 15 giugno. Alla data di pubblicazione non risulta approvata.
La proposta C.2849 non nasce in un vuoto normativo. Il codice penale già contempla l’omicidio colposo e le lesioni colpose commessi con violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro. Il progetto punta però a creare reati autonomi e un impianto processuale specifico. È una scelta politica e tecnica da discutere sugli effetti reali — indagini, prova, pene, responsabilità degli enti e tempi dei processi — non soltanto sul valore simbolico del nome.
Nel messaggio inviato l’11 ottobre al presidente ANMIL, Sergio Mattarella ha richiamato il fondamento costituzionale della sicurezza e il dovere di intervenire sui rischi prima che diventino incidenti. Il punto coincide con il dato essenziale: il diritto penale opera dopo un fatto, mentre valutazione dei rischi, formazione effettiva, manutenzione, organizzazione dei turni e controlli possono impedire che accada.
Non è stata trovata una fotografia dello specifico evento di Longarone con autore e licenza di riuso verificabili. Le immagini individuate sulle pagine di associazioni e testate sono protette, promozionali o di precedenti edizioni; non sono state copiate né usate come se documentassero l’11 ottobre 2026. La copertina è perciò una ricostruzione IA dichiarata e chiaramente illustrata di un ambiente di lavoro inventato e vuoto, senza persone, incidente, luogo reale o valore probatorio.
Cosa serve sapere
La formula «701 morti da gennaio a oggi», ripresa nella comunicazione dell’11 ottobre, può far credere che il conteggio arrivi alla data della Giornata nazionale. La fonte statistica indicata, però, è l’aggiornamento INAIL al 31 agosto. Per questo l’articolo usa «nei primi otto mesi» e «denunce mortali»: precisione temporale e stato amministrativo del dato non sono cavilli, ma parte della notizia.
Anche il confronto annuale richiede due livelli. Le 701 denunce mortali complessive crescono del 2,9%; il sottoinsieme degli eventi in occasione di lavoro, al netto degli studenti, sale da 488 a 498, cioè del 2,0%. Rapportato agli occupati, l’indice delle denunce mortali in occasione di lavoro passa da 2,03 a 2,04 ogni centomila occupati, un aumento dello 0,5%. Numeri diversi rispondono a domande diverse e non vanno scambiati.
La Camera registra almeno un’altra proposta sul tema, la C.613 depositata nel novembre 2022 da Chiara Braga e altri deputati. L’esistenza di più testi dimostra che l’idea non è nuova; non dimostra che il Parlamento abbia già risolto i nodi di sovrapposizione con le norme vigenti, di coordinamento processuale e di efficacia preventiva. Il ritardo politico va misurato sugli atti conclusi, non sul numero di conferenze o proposte annunciate.
Una Procura nazionale potrebbe aumentare specializzazione e uniformità, ma accentramento non equivale automaticamente a rapidità. Servono competenze, organici, accesso ai dati, coordinamento con procure territoriali, ispettorati, ASL e INAIL. Senza un disegno operativo e risorse verificabili, anche una struttura dal nome forte rischia di restare un nuovo livello burocratico.
L’aumento delle denunce che riguardano lavoratori stranieri merita un’analisi su mansioni, settori, contratti, formazione linguistica, anzianità ed esposizione ai rischi. Non autorizza a spiegare gli infortuni con la nazionalità. Qui la responsabilità, quando accertata, riguarda organizzazioni del lavoro, obblighi di sicurezza e condotte individuali precise, non gruppi nazionali.
Longarone è stata scelta a pochi giorni dal sessantatreesimo anniversario del Vajont. Il richiamo alla memoria ha un senso solo se conduce a procedure verificabili: rischi censiti, prescrizioni eseguite, ispezioni con seguito, appalti tracciabili e dati pubblici comprensibili. Una commemorazione non è una politica di prevenzione, così come una nuova pena non sostituisce una protezione installata prima.
Il punto di Willyebbasta
Il dato più scomodo non è soltanto 701. È che, dopo anni di giornate nazionali e richiami solenni, l’INAIL registra ancora 285.811 denunce di infortunio in occasione di lavoro in otto mesi, in crescita del 5,1%. La politica può discutere un nuovo reato, ma non dovrebbe usarlo come scorciatoia morale: punire più severamente dopo una morte non equivale ad averla prevenuta.
La maggioranza parlamentare ha la responsabilità del calendario e deve dire se intende esaminare la C.2849, abbinarla agli altri testi, modificarla o respingerla. I proponenti, in larga parte dell’opposizione, hanno una responsabilità altrettanto concreta: spiegare quale lacuna delle norme attuali colmerebbe il reato autonomo, quali condotte distinguerebbe e perché produrrebbe indagini o sentenze migliori. Un’etichetta più dura senza una risposta tecnica resta comunicazione.
Il governo dovrebbe accompagnare ogni dichiarazione con numeri controllabili: ispettori effettivamente in servizio, ispezioni eseguite, prescrizioni verificate, tempi medi degli accertamenti, sanzioni riscosse e settori coperti. Pubblicare obiettivi senza rendicontare esiti consente a tutti di proclamare un impegno e a nessuno di rispondere dei risultati.
Anche le imprese non possono ridurre la sicurezza a un fascicolo firmato. Un documento di valutazione dei rischi, un corso e un cartello non bastano se tempi, subappalti, macchinari o turni rendono impraticabili le regole. La prevenzione reale si vede quando fermare una lavorazione pericolosa non espone chi segnala a pressioni, ritorsioni o perdita del posto.
L’ANMIL fa bene a chiedere specializzazione e tempi meno frammentati, ma la priorità resta impedire il primo evento. Parlamento e governo dovrebbero trattare pena, indagine e prevenzione come tre pezzi dello stesso sistema, con costi, scadenze e responsabili nominati. Finché resteranno slogan separati, la distanza fra il palco della commemorazione e il luogo di lavoro continuerà a essere pagata da chi entra in turno.
Cosa resta da chiarire
Restano da conoscere il calendario effettivo dell’esame della proposta C.2849 e il suo eventuale abbinamento ad altri testi, gli emendamenti, le audizioni e la posizione formale del governo e dei gruppi parlamentari. Servono inoltre dati aggiornati sugli organici e sull’attività di Ispettorato nazionale del lavoro, ASL e altri organismi di vigilanza, una quantificazione operativa della Procura nazionale proposta dall’ANMIL e un confronto tecnico fra il nuovo reato e gli articoli già applicabili del codice penale. Sul piano statistico, l’INAIL dovrà consolidare le 701 denunce mortali, distinguere i casi riconosciuti, respinti o ancora in istruttoria e pubblicare il bilancio dell’intero 2026. Soltanto allora sarà possibile separare con maggiore precisione andamento reale, tempi amministrativi e oscillazioni provvisorie.
Ultimo aggiornamento: 11 ottobre 2026 alle ore 15:04.

