I fatti riportati
La prima del Faust di Charles Gounod, prevista alla Scala di Milano per il 20 ottobre 2026 alle 19:30, non è andata in scena. Il programma ufficiale del teatro riportava data e orario e segnalava la giornata di sciopero; alle 18:25 ANSA ha pubblicato la nota della Fondazione secondo cui non c’erano le condizioni per la rappresentazione. Il teatro ha annunciato il rimborso dei biglietti e indica la successiva recita per sabato 24 ottobre alle 19:30.
La protesta non è rimasta soltanto una comunicazione sindacale. Nella mattinata del 20 ottobre i lavoratori hanno tenuto un presidio accanto all’ingresso del teatro: ANSA documenta passi di danza e l’esecuzione di brani da parte di musicisti e coristi. È il fatto specifico rappresentato nella copertina illustrata, senza attribuire ai personaggi inventati l’identità dei partecipanti reali.
Il Fatto Quotidiano ha raccolto prima dello sciopero le voci di un corista, un orchestrale e un rappresentante della Slc-Cgil. La testata riferisce che l’assemblea del 12 ottobre, con oltre 450 partecipanti, aveva votato la mobilitazione con un contrario e quattro astenuti. Sono dati riferiti dai protagonisti della vertenza e dalla cronaca, non un verbale assembleare acquisito da questa redazione.
La piattaforma sindacale chiede un incremento del 15% della retribuzione annua lorda dal 2027 e successivi adeguamenti legati all’inflazione. I sindacati lo presentano come recupero parziale del potere d’acquisto; ANSA riferisce che, secondo le stime del teatro, la richiesta costerebbe 37 milioni di euro in tre anni. Le due cifre descrivono le posizioni al tavolo: non sono qui certificate da prospetti contabili indipendenti.
Cosa serve sapere
Il rinnovo contrattuale era già arrivato a una rottura prima del 20 ottobre. ANSA aveva riferito il 16 ottobre che l’incontro tra il sovrintendente Fortunato Ortombina e Cgil, Cisl, Uil e Fials non aveva prodotto un avanzamento concreto sul recupero dell’inflazione. La cancellazione della prima è quindi la conseguenza visibile di una trattativa precedente, non uno sciopero nato poche ore prima dello spettacolo.
I dati Istat offrono un contesto generale, non la prova dei calcoli della Scala: fra gennaio e giugno 2026 la retribuzione contrattuale oraria media è cresciuta del 2,6% rispetto allo stesso periodo del 2025. Questo dato nazionale non consente né di confermare la perdita cumulata indicata dai sindacati né di validare automaticamente un aumento del 15% per tutti i dipendenti del teatro.
Il punto di Willyebbasta
Lo sciopero ha reso impossibile ignorare il problema, ma il pubblico che aveva pagato il biglietto non può diventare l’unico conto visibile di una trattativa opaca. I lavoratori hanno diritto a difendere il salario; la Fondazione ha il dovere di spiegare con numeri leggibili che cosa può sostenere e che cosa propone. Celebrare l’eccellenza della Scala e lasciare nell’ombra chi la rende possibile è una contraddizione.
Anche la richiesta del 15% deve essere verificabile: base di calcolo, platea, decorrenza e meccanismo di indicizzazione. Dall’altra parte, pronunciare la cifra di 37 milioni non basta a dimostrarne l’esattezza o l’insostenibilità. Se le parti vogliono convincere cittadini e spettatori, pubblichino i prospetti essenziali e un calendario negoziale prima che altre recite saltino.
La musica e la danza eseguite nel presidio hanno mostrato il lavoro mentre veniva sospeso: un messaggio più concreto di molti comunicati. Ora serve la stessa concretezza al tavolo. Difendere cultura, salari e continuità degli spettacoli richiede una soluzione misurabile, non una gara a chi scarica sull’altro la responsabilità dell’ultima cancellazione.
Cosa resta da chiarire
Restano da conoscere le offerte economiche formalmente presentate dalla Fondazione, la base usata per stimare i 37 milioni, il numero dei lavoratori coperti e il metodo con cui i sindacati calcolano il recupero richiesto. Vanno inoltre verificati tempi effettivi dei rimborsi, ripresa della trattativa e regolare svolgimento delle recite dal 24 ottobre. Non è disponibile nelle fonti consultate un conteggio indipendente definitivo dell’adesione.
Ultimo aggiornamento: 21 ottobre 2026 alle ore 00:11.

