I fatti riportati
Venerdì 2 ottobre 2026, in un'udienza a porte chiuse davanti al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Modena, è stata discussa in incidente probatorio la perizia psichiatrica su Salim El Koudri. ANSA, RaiNews TGR Emilia-Romagna e la Gazzetta di Modena riferiscono che i periti Matilde Forghieri e Giuseppe Sartori lo hanno ritenuto pienamente capace di intendere e di volere al momento dei fatti e capace di partecipare coscientemente al procedimento.
El Koudri è accusato di strage per quanto avvenuto il 16 maggio 2026 in via Emilia Centro. Secondo l'accusa, alla guida di una Citroën C3 lanciata ad alta velocità investì otto persone. Monica Esposito, 55 anni, morì in ospedale il 22 luglio, dopo oltre due mesi; le altre sette persone erano rimaste ferite, alcune gravemente. Le responsabilità penali dovranno essere accertate nel processo e non sono stabilite dalla perizia.
Nella relazione illustrata alle parti, gli esperti non hanno individuato un'infermità idonea a determinare un vizio totale o parziale di mente. ANSA riporta che, secondo il collegio, non esiste un nesso causale tra la sintomatologia per la quale il 31enne era stato seguito in passato da un centro di salute mentale e la condotta contestata. I periti descrivono invece tratti di evitamento sociale, insicurezza e rigidità di pensiero, ritenuti sotto soglia rispetto ai criteri diagnostici considerati.
L'indagato ha assistito all'udienza insieme al difensore Fausto Gianelli; erano presenti anche persone ferite e familiari di Monica Esposito. La difesa continua a sostenere l'incapacità dell'assistito e considera i video registrati prima dei fatti rilevanti per valutarne le condizioni. Le conclusioni peritali, formate con il contraddittorio dell'incidente probatorio, entreranno nel procedimento ma non impediscono alle parti di contestarne lettura e conseguenze.
Al momento la Procura di Modena non contesta l'aggravante di terrorismo. Alcuni legali delle persone offese chiedono invece che sia valutata, richiamando video e ricerche informatiche già agli atti. È quindi inesatto affermare sia che la matrice terroristica sia stata accertata, sia che l'udienza del 2 ottobre l'abbia esclusa definitivamente: la perizia riguardava soprattutto capacità mentale e idoneità a partecipare al procedimento.
Cosa serve sapere
Le date vanno distinte. Il fatto contestato risale al 16 maggio 2026; Monica Esposito è morta il 22 luglio; le prime conclusioni degli esperti erano emerse il 18 settembre; la relazione è stata discussa davanti al giudice il 2 ottobre. La notizia delle ultime ore è l'esito formale dell'incidente probatorio, non un nuovo episodio di violenza né l'apertura del processo.
La capacità di intendere e di volere riguarda l'imputabilità: serve a stabilire se una condizione mentale abbia escluso o ridotto la capacità della persona al momento del fatto. Non prova da sola l'azione contestata, il movente o le aggravanti. L'accusa di strage resta sottoposta alla verifica giudiziaria e per El Koudri vale la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.
A maggio il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi aveva dichiarato che il fatto appariva collocabile nel disagio psichiatrico, sulla base delle informazioni allora disponibili. La perizia illustrata il 2 ottobre offre un dato diverso e più specifico: riconosce alcuni tratti e una storia clinica, ma nega che la condotta contestata sia stata l'espressione sintomatica di un disturbo capace di incidere sull'imputabilità. Le due affermazioni non hanno lo stesso peso processuale.
El Koudri è nato in provincia di Bergamo ed è cittadino italiano dal 27 settembre 2009, quando aveva 14 anni, come confermato nel maggio scorso dalla sindaca di Ravarino ad ANSA. Le sue origini familiari marocchine non lo rendono un cittadino straniero: presentarlo come tale sarebbe inesatto. Le responsabilità contestate restano individuali.
ANSA e le altre testate mostrano immagini reali dell'arrivo dell'indagato in tribunale e dell'udienza, ma non concedono un diritto di riuso. La fotografia ANSA è indicata come riproduzione riservata e non è stata copiata. La copertina è una ricostruzione originale ed etichettata: raffigura un corridoio giudiziario immaginario, senza persone, documenti leggibili o elementi del vero palazzo di giustizia.
Il punto di Willyebbasta
La perizia obbliga a separare tre questioni che nel dibattito pubblico sono state confuse: la salute mentale dell'indagato, la sua imputabilità e il movente dell'azione. Gli esperti hanno risposto sulla seconda e hanno escluso un nesso causale sufficiente con il disturbo; non hanno pronunciato una condanna e non hanno chiuso da soli la discussione sull'eventuale finalità terroristica.
La prudenza mancata nelle prime ore ora presenta il conto. Quando un ministro colloca subito un gesto tanto grave nel disagio psichiatrico, prima di un accertamento tecnico, trasforma un'ipotesi in una cornice politica. Dopo conclusioni peritali di segno diverso, le istituzioni devono aggiornare pubblicamente quella cornice invece di lasciare che la prima versione resti sospesa come una verità comoda.
Anche la richiesta delle parti civili sulla matrice ideologica va trattata con rigore, non con slogan. Video, ricerche web e frasi attribuite all'indagato devono essere valutati integralmente dalla Procura e dal giudice, insieme alle spiegazioni alternative della difesa. Negare in anticipo il terrorismo sarebbe tanto scorretto quanto dichiararlo provato sulla base di frammenti selezionati.
Alle vittime serve un procedimento capace di dare risposte verificabili: responsabilità, movente, conseguenze penali e risarcimenti. Alla società serve anche un linguaggio pubblico più serio, che non usi la psichiatria per archiviare in fretta domande scomode e non trasformi l'origine familiare di un cittadino italiano in una colpa collettiva. Fermezza significa arrivare alla verità degli atti, non scegliere la spiegazione più utile al momento.
Cosa resta da chiarire
Restano da conoscere le decisioni conclusive della Procura dopo l'incidente probatorio, la formulazione definitiva delle accuse, l'eventuale contestazione dell'aggravante di terrorismo, l'esito completo delle analisi dei dispositivi digitali, le osservazioni tecniche della difesa e dei consulenti delle parti civili, la data delle successive udienze e il percorso risarcitorio per le persone offese. La perizia stabilisce una conclusione specialistica sull'imputabilità e sulla capacità processuale; non sostituisce il giudizio sui fatti. Fino alla sentenza definitiva vale la presunzione di innocenza.
Ultimo aggiornamento: 3 ottobre 2026 alle ore 03:06.

