I fatti riportati
La Corte di Cassazione si è pronunciata martedì 6 ottobre 2026 sui ricorsi del processo per il gruppo dei Casalesi radicato a Eraclea, nel Veneziano. Gli ordini di carcerazione sono stati messi in esecuzione mercoledì 7 ottobre e l’operazione è stata comunicata pubblicamente giovedì 8. Questo articolo viene pubblicato il 9 ottobre alle 09:06 e distingue la data del verdetto, quella dei tentativi di esecuzione e quella della notizia.
La Questura di Venezia e le cronache concordano sul punto centrale: la Cassazione ha confermato per 24 posizioni le valutazioni della Corte d’Appello sull’esistenza e l’operatività di un’associazione di tipo mafioso nel Veneto orientale. Le condanne riguardano responsabilità differenti per associazione mafiosa, estorsione, usura, riciclaggio, trasferimento fraudolento di valori, fatture per operazioni inesistenti e altri reati aggravati dal metodo o dall’agevolazione mafiosa, con pene da tre a trent’anni.
Luciano Donadio, sessant’anni, è stato condannato in via definitiva a trent’anni come capo del gruppo di Eraclea. Il Corriere del Veneto riferisce che il 7 ottobre le forze dell’ordine si sono presentate alla sua abitazione per eseguire l’ordine, ma non lo hanno trovato; ANSA aggiunge che era stato visto a Eraclea poche ore prima. Al momento delle pubblicazioni dell’8 ottobre Donadio risultava irreperibile e ricercato: non è stato arrestato e non ci sono elementi pubblici che consentano di stabilire dove sia o come si sia sottratto all’esecuzione.
Sui numeri delle esecuzioni le fonti pubbliche non sono coerenti. Rai TGR Veneto e i primi lanci dell’8 ottobre hanno parlato di 24 arresti, pur precisando che Donadio non era stato trovato e che due ordini erano sospesi. Un aggiornamento ANSA delle 18:54 afferma invece che sono stati eseguiti 22 dei 24 provvedimenti restrittivi e che due persone non sono state raggiunte. La stessa ricostruzione ripete però che due ordini di carcerazione sono sospesi. Senza un prospetto nominativo ufficiale, non è possibile far coincidere con certezza arresti, consegne spontanee, irreperibili e sospensioni.
L’operazione è stata condotta dalla Squadra Mobile di Venezia, dal Nucleo investigativo dei Carabinieri veneziani e dal GICO della Guardia di finanza di Trieste, con il supporto di reparti di altre province. Le attività hanno interessato Venezia, Caserta, Cosenza, Napoli, Potenza, Rovigo e Padova e, secondo Rai TGR, hanno impegnato più di cento operatori. Raffaele Buonanno, condannato a 29 anni e sei mesi, si è consegnato nel carcere di Melfi; Adriano Donadio è stato portato o si è presentato a Padova, secondo le ricostruzioni disponibili.
Per altri tre imputati la Cassazione non ha chiuso definitivamente ogni aspetto. In due casi ha disposto un nuovo giudizio davanti a un’altra sezione della Corte d’Appello di Venezia per riesaminare il materiale probatorio; in un terzo caso il rinvio riguarda soltanto la pena. Queste posizioni non vanno confuse con le condanne divenute esecutive. ANSA riferisce inoltre che la sentenza è stata annullata con rinvio per due direttori di banca.
L’aggiornamento serale dell’ANSA descrive la seconda persona non raggiunta come un «gregario albanese». Le altre fonti consultate non ne pubblicano il nome né confermano autonomamente la cittadinanza. Il dettaglio viene quindi registrato come attribuzione a una sola fonte e non usato per spiegare il reato o per estendere responsabilità ad altre persone della stessa nazionalità.
Le fonti mostrano fotografie del processo e di Donadio, ma le testate le indicano come riproduzione riservata e non è stata trovata una licenza che ne consenta il riuso. Non sono state copiate. La copertina è una ricostruzione IA dichiarata di una strada commerciale costiera del tutto inventata: non raffigura Eraclea, persone, aziende, arresti, prove o luoghi collegati al procedimento. Il collegamento alla fotografia documentale resta disponibile separatamente nella fonte visiva.
Cosa serve sapere
L’indagine nacque da un arresto per banconote false eseguito nel 2008 in provincia di Udine dalla Guardia di finanza di Trieste. Gli accertamenti portarono al maxi-blitz del 19 febbraio 2019 e a un processo complesso. Secondo l’impianto confermato in appello e ora in Cassazione, il gruppo cercava di acquisire o controllare attività economiche, in particolare nell’edilizia e nella ristorazione, anche tramite intimidazioni e violenza, e di sostenere finanziariamente il clan dei Casalesi.
Il percorso giudiziario non è stato lineare. Nel 2023 il Tribunale di Venezia aveva riconosciuto diversi reati ma escluso per il filone ordinario l’associazione mafiosa; la Corte d’Appello ha poi riformato quel punto nel 2025, riconoscendo il carattere mafioso dell’organizzazione. La decisione del 6 ottobre 2026 ha confermato l’impianto dell’appello per le posizioni indicate come definitive, mentre i tre rinvii impongono nuovi giudizi circoscritti.
L’ex sindaco di Eraclea Mirco Mestre è stato assolto e l’assoluzione è stata confermata. Il Comune non è stato sciolto per mafia. Questi dati sono essenziali per non trasformare l’accertamento delle responsabilità del gruppo in un’accusa indistinta alla città, all’amministrazione o all’intera economia locale. Una sentenza penale attribuisce condotte a persone determinate, non a una comunità.
Una condanna definitiva è esecutiva anche se la difesa annuncia ulteriori iniziative. Il legale di Donadio contesta una violazione del diritto di difesa legata all’ascolto personale delle intercettazioni e valuta una questione davanti alla Corte costituzionale e un ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo. Sono rimedi previsti dall’ordinamento, ma non sospendono automaticamente la pena né trasformano la condanna definitiva in un’accusa ancora da provare.
La differenza fra arresto, consegna spontanea, irreperibilità, ordine sospeso e annullamento con rinvio non è lessicale. Ogni voce produce uno stato giuridico diverso e deve avere un conteggio verificabile. Proprio perché l’operazione esegue sentenze definitive, la comunicazione istituzionale dovrebbe essere più precisa di quella usata nelle prime ore.
Il punto di Willyebbasta
Il primo dovere, dopo un processo durato anni, è non sciupare la credibilità dell’esito con numeri incompatibili. Dire «24 arresti» mentre il capo condannato non è stato trovato, due ordini risultano sospesi e un aggiornamento parla di 22 provvedimenti eseguiti non è una sfumatura. Questura, Procura generale e corpi coinvolti dovrebbero pubblicare un riepilogo unico: ordini emessi, sospesi, eseguiti in carcere, adempiuti con consegna e ancora da eseguire.
L’irreperibilità di Donadio merita domande concrete, non dietrologie. Le cronache lo collocano a Eraclea poche ore prima dell’arrivo degli investigatori e la data della pronuncia della Cassazione era nota. È legittimo chiedere quale valutazione del rischio di fuga fosse stata svolta, quali controlli fossero giuridicamente possibili e quando sia scattata la ricerca. Non è invece legittimo inventare una fuga favorita, una soffiata o complicità per le quali le fonti non offrono prove.
Questa vicenda smentisce l’alibi secondo cui la mafia sarebbe un problema geograficamente confinato. Il punto documentato non è la provenienza campana dei condannati, ma il metodo usato per entrare in cantieri, ristorazione, credito e rapporti amministrativi nel Veneto orientale. Gli anticorpi non sono dichiarazioni rituali: sono controlli sui flussi finanziari, tutela di imprenditori e testimoni, tracciabilità degli appalti e capacità di riconoscere le intimidazioni prima che diventino sistema.
La durezza verso un’organizzazione mafiosa non autorizza scorciatoie contro chi è stato assolto o deve essere nuovamente giudicato. Ricordare l’assoluzione dell’ex sindaco, i rinvii per tre imputati e la contestazione della difesa non indebolisce il verdetto; lo rende più solido, perché separa ciò che è definitivo da ciò che resta aperto. La lotta alla mafia perde forza quando diventa colpa per contiguità o titolo urlato.
Vent’anni di pressione economica descritti nelle sentenze non si cancellano con una sola operazione. Dopo le carcerazioni servono una verifica degli assetti societari, dei crediti, dei cantieri e dei rapporti contrattuali che il gruppo avrebbe condizionato, oltre a protezione per chi ha parlato. Il successo giudiziario è reale; la prova politica e amministrativa consiste nel rendere impossibile che quel vuoto venga occupato da altri.
Cosa resta da chiarire
Le autorità devono chiarire con un dato univoco quanti ordini di carcerazione siano stati emessi, quanti sospesi, quanti eseguiti materialmente o tramite consegna spontanea e quante persone restino irreperibili. Devono inoltre comunicare lo stato delle ricerche di Luciano Donadio e della seconda persona non raggiunta, senza compromettere le indagini, e precisare se e da quale atto risulti la cittadinanza attribuita da ANSA a quest’ultima. Restano da conoscere la cronologia dei controlli prima del 7 ottobre, la valutazione del rischio di fuga, le ragioni giuridiche delle due sospensioni, l’elenco esatto delle posizioni definitive e il perimetro dei tre rinvii. Andranno infine seguiti i nuovi giudizi d’appello, le iniziative annunciate dalla difesa, gli eventuali sequestri o confische e le misure adottate per imprese, lavoratori e testimoni coinvolti nell’infiltrazione economica.
Ultimo aggiornamento: 9 ottobre 2026 alle ore 09:06.

