I fatti riportati
Il fatto e la pubblicazione hanno tempi distinti. Nella serata di martedì 13 ottobre 2026 il Consiglio dei ministri ha approvato lo schema di decreto legislativo denominato «Nuovo Codice della strada». Il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha comunicato il via libera lo stesso giorno; Quattroruote ha aggiornato il proprio resoconto dopo la seduta. Questo articolo viene pubblicato alle 00:07 del 14 ottobre, ora di Roma.
Il provvedimento approvato è uno schema, non una legge già operativa. Quattroruote riferisce che dal 14 ottobre inizia l'iter dei pareri: il testo deve passare dal Consiglio di Stato, dalla Conferenza unificata e dalle commissioni parlamentari, per poi tornare al Consiglio dei ministri. Fino all'adozione definitiva, alla pubblicazione e alla data di entrata in vigore, resta applicabile il Codice vigente.
Il MIT riassume l'impostazione con due obiettivi: una diminuzione generale delle sanzioni e un inasprimento delle misure contro i comportamenti ritenuti più pericolosi. È la presentazione politica e amministrativa del ministero proponente; per verificare l'effetto reale servono il testo completo, le tabelle degli importi e il confronto articolo per articolo con le norme attuali.
Fra le modifiche confermate dalle fonti c'è una sanzione per l'eccesso di velocità modulata in base ai chilometri orari oltre il limite, mentre punti e divieto di guida continuerebbero a seguire fasce. Sono inoltre previste la priorità della notifica digitale e la riduzione da 90 a 45 giorni del termine per notificare le violazioni rilevate a distanza senza contestazione immediata.
Il nuovo impianto elimina l'obbligo generale di portare con sé patente, carta di circolazione e certificato assicurativo quando i dati possono essere verificati telematicamente dagli organi di controllo. Questo non significa che i requisiti scompaiano: patente, immatricolazione e copertura assicurativa restano necessari e devono risultare negli archivi consultabili.
Sul fronte assicurativo, il MIT e Quattroruote indicano un divieto di marcia a tempo indeterminato per i veicoli che, dopo l'avviso al proprietario e il termine per regolarizzare o documentare un'esenzione, risultino privi di copertura. Lo schema prevede inoltre regole italiane per l'assicurazione dei veicoli esteri iscritti al REVE e strumenti per recuperare sanzioni non pagate da utenti stranieri.
La versione approvata ha abbandonato due ipotesi presenti nel testo di agosto: l'obbligo di un domicilio digitale o Pec per conseguire e rinnovare la patente e le limitazioni automatiche alla guida per gli over 85. Quattroruote documenta anche un parziale ritorno indietro sulla destinazione dei proventi delle multe. Non sono dettagli marginali: mostrano che la consultazione ha modificato punti politicamente sensibili.
Fra le misure annunciate compaiono l'adesione obbligatoria dei Comuni alla piattaforma CUDE per rendere riconoscibili su tutto il territorio i contrassegni delle persone con disabilità e la possibilità per i motociclisti di usare la corsia di emergenza in autostrada in caso di incidente o rallentamento, lasciando libero il passaggio ai mezzi di soccorso. Anche queste norme attendono il testo definitivo e la relativa disciplina applicativa.
Le testate consultate pubblicano fotografie d'agenzia o immagini di repertorio sulla circolazione stradale; non documentano la seduta con una licenza di riuso verificabile. Nessuna è stata copiata. La copertina è una ricostruzione IA dichiarata di una strada generica e vuota, senza persone, targhe, veicoli, luoghi identificabili o dettagli attribuiti alla riunione del Governo.
Cosa serve sapere
Il Codice della strada oggi vigente nasce dal decreto legislativo 285 del 1992 ed è stato modificato molte volte. La decisione del 13 ottobre mira a riscriverne organicamente la struttura, ma l'annuncio del via libera non sostituisce il decreto definitivo e non modifica da solo obblighi, limiti o importi.
Un decreto legislativo viene adottato dal Governo sulla base di una delega parlamentare. In questa fase le commissioni di Camera e Senato esprimono pareri sullo schema: non si tratta dell'identico iter di approvazione di un disegno di legge articolo per articolo da parte delle due Camere. Il Governo dovrà comunque motivare le proprie scelte e approvare il testo finale entro i termini della delega.
La formula «multe proporzionali» può correggere situazioni in cui infrazioni molto diverse ricadono nella stessa fascia, ma può anche ridurre la sanzione per alcuni superamenti. Per valutarla servono importi minimi, maggiorazioni, recidiva, punti, sospensione e modalità di accertamento: un esempio isolato non basta per dire se il sistema sarà più equo o più indulgente.
La cancellazione delle restrizioni automatiche per chi ha più di 85 anni non elimina i controlli sanitari. Quattroruote riferisce che, se al rinnovo emergono patologie incompatibili con la guida, il medico potrà disporre la revisione davanti alla Commissione medica locale. La differenza è fra un limite fondato soltanto sull'età e una valutazione individuale dell'idoneità.
La rinuncia alla Pec obbligatoria evita di trasformare un servizio digitale in requisito generalizzato per patente e veicoli. Resta però la spinta verso notifiche e archivi telematici. Per non penalizzare chi ha meno competenze o accesso, il sistema deve conservare un canale cartaceo quando manca un domicilio digitale e deve rendere tracciabili consegna, termini e costi.
MIT, Quattroruote e Sky TG24 convergono sul via libera e sulle linee principali, ma non sono la stessa cosa: il MIT è la fonte primaria che presenta la riforma, Quattroruote confronta lo schema con la versione di agosto e Sky riporta passaggi della bozza visionata da AGI. Le valutazioni del ministero restano attribuite e gli effetti vanno controllati sul testo normativo completo.
Il punto di Willyebbasta
La prima regola di un nuovo Codice dovrebbe essere la chiarezza. Dire che il Governo ha approvato lo schema è corretto; raccontare che da oggi cambiano multe, patenti o limiti sarebbe falso. Il ministero dovrebbe pubblicare subito testo, relazione illustrativa e tabella di confronto, così che cittadini e operatori possano distinguere norme approvate, ipotesi abbandonate e tempi reali.
La scelta di proporzionare la sanzione allo sforamento ha una logica: non è razionale trattare allo stesso modo chi supera di poco il limite e chi arriva vicino alla fascia successiva. Ma la proporzionalità non deve diventare un saldo di fine stagione. La riduzione generale rivendicata dal MIT va giudicata sui comportamenti e sugli incidenti, non sulla popolarità di multe più basse.
La stretta sui veicoli senza assicurazione è invece difficile da contestare nel principio. Chi circola scarica sugli altri un rischio economico concreto; avviso, possibilità di correggere gli errori e divieto di marcia sono una sequenza più seria della sola sanzione cartacea. Servono però banche dati aggiornate e ricorsi rapidi, perché un archivio sbagliato non può bloccare indefinitamente un mezzo regolare.
Bene avere eliminato l'obbligo universale di Pec e i divieti automatici per gli over 85. Digitalizzare non significa obbligare tutti a comprare un recapito certificato; proteggere la sicurezza non significa presumere l'inidoneità da una data di nascita. Su entrambi i punti il Governo ha corretto impostazioni troppo burocratiche e troppo rozze.
Il parziale dietrofront sui proventi delle multe merita invece numeri. Se meno risorse vengono vincolate a manutenzione, segnaletica e sicurezza, il Governo deve spiegare quanto cambia e chi finanzierà gli interventi. Parlare di sanzioni non vessatorie è facile; rendere le strade meno pericolose costa e richiede responsabilità verificabili.
Anche il Parlamento deve usare il parere come controllo, non come timbro. Tempi di notifica, notifiche digitali, gestione dei dati, controlli assicurativi e nuovi poteri degli ausiliari incidono sui diritti quotidiani di milioni di persone. Ogni riduzione di garanzie o aumento di discrezionalità deve avere una motivazione leggibile e una procedura di ricorso praticabile.
Il nuovo Codice sarà credibile solo se semplifica davvero senza allentare la sicurezza. Fino ad allora il via libera del 13 ottobre è un passaggio politico importante, non il traguardo che i titoli celebrativi lasciano intendere. Il metro non saranno le slide del ministero, ma testo finale, applicazione uniforme e risultati misurabili.
Cosa resta da chiarire
Restano da pubblicare e confrontare il testo integrale dello schema approvato, la relazione illustrativa, le tabelle delle sanzioni e l'eventuale relazione tecnica. Devono essere chiariti i termini della delega, il calendario dei pareri di Consiglio di Stato, Conferenza unificata e commissioni parlamentari, le modifiche che il Governo accetterà e la data effettiva di entrata in vigore. Mancano inoltre dettagli definitivi su importi e recidiva per la velocità, riparto dei proventi, notifiche tramite SEND e Pec, modalità dell'avviso ai proprietari di veicoli non assicurati, interoperabilità delle banche dati, ricorsi contro errori, formazione e poteri degli ausiliari, uso della corsia d'emergenza da parte dei motociclisti, costi per Comuni e amministrazioni e disciplina transitoria. Fino alla pubblicazione del decreto definitivo, nessuna delle novità descritte va trattata come regola già vigente.
Ultimo aggiornamento: 14 ottobre 2026 alle ore 00:07.

