I fatti riportati
La sera di sabato 3 ottobre 2026, nello stabilimento PPG Industries dell’area ASI di Pascarola, a Caivano, si è verificata una nuova fuoriuscita di materiale. Arpa Campania, nel proprio aggiornamento delle 12:40 del 4 ottobre, riferisce che il materiale è uscito da un fusto con emissione di vapori e sostanze in fiamme. L’Agenzia colloca quindi il fatto il 3 ottobre e la propria comunicazione il giorno successivo: le due date non vanno confuse.
Al momento del sopralluogo dei tecnici Arpac, la fuoriuscita risultava prontamente arrestata dall’intervento dei Vigili del fuoco. ANSA aggiunge che le fiamme hanno interessato materiale plastico all’esterno dei silos e che i Carabinieri della Compagnia di Caivano stanno svolgendo accertamenti sulle cause. Non risultano, nelle fonti consultate entro le 15:08 del 4 ottobre, persone ferite o intossicate.
La mattina del 4 ottobre Arpac ha iniziato prelievi di aria ambiente all’interno del sito per misurare le concentrazioni di composti organici volatili, i Cov. L’Agenzia ha promesso di pubblicare i risultati appena disponibili, ma alle 15:08 la pagina riportava ancora soltanto l’avvio dei campionamenti. Non è quindi possibile affermare, sulla base di quei prelievi, né che l’aria sia priva di contaminanti né che siano stati superati valori di riferimento.
Repubblica Napoli ricostruisce un’ordinanza contingibile e urgente firmata dal sindaco Antonio Angelino alle 20:39 del 3 ottobre dopo una comunicazione del Comando provinciale dei Vigili del fuoco. Il provvedimento dispone lo stop immediato e totale delle lavorazioni nello stabilimento PPG, salvo le operazioni necessarie alla messa in sicurezza, e sospende in via cautelare i cicli produttivi delle altre imprese dell’area ASI fino a nuova indicazione.
L’ordinanza, secondo Repubblica, chiude anche cimitero, parchi, ville e aree gioco, vieta le attività sportive all’aperto e raccomanda di limitare le uscite, usare mascherine FFP2 quando indispensabile, tenere chiuse le finestre e interrompere temporaneamente gli impianti che prelevano aria dall’esterno. ANSA conferma lo stop allo stabilimento, le cautele per i residenti e l’attivazione del Centro coordinamento soccorsi da parte del prefetto di Napoli Michele di Bari.
Non è il primo episodio. Arpac riferisce che l’11 settembre, secondo le informazioni fornite dalla direzione aziendale, furono impiegate sostanze non appropriate in una lavorazione. La miscela venne trasferita in fusti; una parziale fuoriuscita avvenne il 12 settembre e un’altra nella notte tra il 14 e il 15. Nei campioni prelevati il 15 settembre non furono misurati Cov sopra i limiti di quantificazione della metodica usata né altri composti aerodispersi in concentrazioni significative per i parametri esaminati.
Quegli esiti di settembre non descrivono automaticamente l’evento del 3 ottobre. Nello stesso comunicato Arpac aveva attribuito alla società la responsabilità gestionale della rimozione definitiva, della bonifica e dell’avvio a smaltimento dei rifiuti, sotto la vigilanza degli enti. Repubblica riferisce che il nuovo episodio avrebbe coinvolto i contenitori già interessati e sottoposti a sequestro; l’esatta identità del fusto, la custodia e lo stato delle operazioni di smaltimento devono però essere accertati dagli organi competenti.
Cosa serve sapere
La cronologia comprende episodi distinti: uso errato di sostanze l’11 settembre, prima fuoriuscita il 12, nuova perdita tra il 14 e il 15 e ulteriore evento il 3 ottobre. L’ultimo fatto non può essere raccontato come un semplice seguito amministrativo: ha richiesto un nuovo intervento dei Vigili del fuoco, una riunione del Centro coordinamento soccorsi, un’altra ordinanza e nuovi campionamenti ambientali.
Le misure del sindaco sono precauzionali. La sospensione delle attività e l’invito a chiudere le finestre indicano che le autorità hanno valutato un rischio potenziale meritevole di cautele; non provano da sole un danno sanitario, una contaminazione oltre soglia o una responsabilità penale. Allo stesso modo, l’arresto della fuoriuscita non equivale alla conclusione delle verifiche sull’aria.
Le fonti svolgono verifiche diverse. Arpac documenta direttamente sopralluogo e campionamenti e ricostruisce i precedenti accertamenti; Repubblica legge e dettaglia l’ordinanza comunale e la comunicazione dei Vigili del fuoco; ANSA e il Corriere del Mezzogiorno confermano separatamente l’intervento, il coordinamento prefettizio e le restrizioni. Le cronache che ripetono lo stesso comunicato non vengono contate come prove indipendenti delle concentrazioni atmosferiche.
Repubblica riferisce inoltre che la Procura di Napoli Nord aveva già chiesto ad Arpac e Carabinieri un’informativa approfondita sugli episodi di settembre. Un’indagine serve a stabilire fatti e responsabilità: non autorizza a presentare l’azienda, i dipendenti o altri soggetti come colpevoli prima degli accertamenti e di eventuali decisioni giudiziarie.
Una fotografia reale dell’intervento è pubblicata da Repubblica Napoli, ma la pagina non offre una licenza di riuso verificabile; ANSA indica espressamente la riproduzione riservata. Le immagini non sono state copiate. Il collegamento sopra consente di vedere la documentazione disponibile, mentre la copertina locale è una ricostruzione generata con IA, etichettata e priva di loghi, persone, mezzi, targhe o dettagli del luogo reale.
Il punto di Willyebbasta
La risposta operativa del 3 ottobre è stata rapida: perdita fermata, coordinamento prefettizio, impianti sospesi e controlli ambientali avviati. È il minimo necessario, non il punto d’arrivo. Dopo più fuoriuscite in meno di un mese, la domanda pubblica non può limitarsi a sapere se l’ultima nube sia stata contenuta; deve sapere perché materiale destinato a rimozione e smaltimento fosse ancora capace di generare una nuova emergenza.
I risultati rassicuranti del 15 settembre non sono un lasciapassare retroattivo. Erano campioni raccolti in un giorno preciso, con una metodica e parametri definiti. Usarli per anticipare il responso sui prelievi del 4 ottobre sarebbe comodo ma scorretto. Arpac deve pubblicare rapidamente valori, orari, punti di campionamento, limiti di quantificazione e sostanze cercate, in una forma leggibile anche per chi vive fuori dal perimetro industriale.
Fermare l’intera area ASI tutela nell’immediato, ma scarica costi su lavoratori e imprese che potrebbero non avere alcun ruolo nell’incidente. Proprio per questo un’ordinanza tanto ampia deve avere aggiornamenti frequenti, criteri espliciti per la riapertura e una motivazione tecnica accessibile. La precauzione è credibile quando è severa e trasparente, non quando lascia tutti in attesa di un comunicato senza orario.
La responsabilità indicata da Arpac per rimozione e bonifica impone una verifica documentale: quando è stato incaricato l’operatore autorizzato, quale calendario era stato concordato, quali prescrizioni erano state impartite e perché il materiale risultava ancora sul posto. Chiedere questa sequenza non significa emettere una condanna; significa pretendere che l’emergenza non diventi un metodo ordinario di gestione dei residui industriali.
Anche l’azienda ha diritto di spiegare procedure, tempi e misure adottate. Nelle fonti consultate non è stata trovata una replica pubblica di PPG sul nuovo episodio. Il silenzio non prova una colpa, ma lascia un vuoto che alimenta sfiducia. Una risposta utile dovrebbe fornire dati verificabili e scadenze, non limitarsi a formule generiche sulla collaborazione con le autorità.
Cosa resta da chiarire
Restano da pubblicare i risultati dei campionamenti del 4 ottobre, con sostanze cercate, concentrazioni, orari e punti di prelievo. Devono essere chiariti la causa della nuova fuoriuscita, la composizione del materiale, ciò che ha preso fuoco, l’identità e lo stato del fusto, il rapporto con i contenitori già sequestrati, la catena di custodia e il calendario di rimozione, bonifica e smaltimento. Sono inoltre attesi i criteri e i tempi per revocare le restrizioni, l’eventuale riscontro di esposizioni sanitarie, gli esiti degli accertamenti di Carabinieri e Procura e una replica pubblica dell’azienda. Fino a quei dati, non sono dimostrate né una contaminazione oltre soglia né l’assenza di rischio per l’evento del 3 ottobre.
Ultimo aggiornamento: 4 ottobre 2026 alle ore 15:08.

