I fatti riportati
Fatti, processi e pubblicazione hanno date distinte. I tre omicidi furono commessi a Roma il 17 novembre 2022; la condanna di primo grado arrivò il 20 novembre 2025; la Corte d’Assise d’Appello ha pronunciato la decisione giovedì 15 ottobre 2026. ANSA l’ha comunicata alle 14:37; questo articolo viene pubblicato alle 15:03 dello stesso giorno, ora di Roma.
Secondo ANSA, la Corte d’Assise d’Appello di Roma ha confermato l’ergastolo per Giandavide De Pau. L’agenzia riferisce anche che l’imputato era presente in aula per la prima volta. Alla pubblicazione non sono ancora disponibili il dispositivo integrale, le motivazioni della decisione o una dichiarazione della difesa successiva al verdetto.
Il procedimento riguarda gli omicidi di Li Yanrong, Yang Yun Xiu e Marta Lucia Castano Torres, uccise a poche ore di distanza in due abitazioni del quartiere Prati. Le fonti identificano le prime due vittime come cittadine cinesi e Castano Torres come cittadina colombiana di 65 anni. La loro cittadinanza descrive le persone coinvolte; non trasferisce responsabilità o giudizi a gruppi nazionali.
Rai TGR Lazio documenta che il 20 novembre 2025 la Corte d’Assise di Roma condannò De Pau all’ergastolo con tre anni di isolamento diurno. I giudici di primo grado riconobbero premeditazione e futili motivi per tutti e tre gli omicidi; l’aggravante della crudeltà fu riconosciuta per l’uccisione di Castano Torres e esclusa per le altre due vittime.
Nel processo di primo grado una perizia psichiatrica disposta dalla Corte concluse che l’imputato fosse capace di intendere e di volere al momento dei fatti. Dopo quella sentenza il difensore annunciò l’impugnazione, contestando sia il giudizio sull’imputabilità sia alcune aggravanti. La conferma odierna respinge l’esito richiesto dalla difesa, ma le motivazioni diranno con quali argomenti.
Il 18 settembre 2026 la Procura generale aveva chiesto in appello di confermare l’ergastolo e i tre anni di isolamento diurno. La decisione era attesa per il 29 settembre; Rai TGR Lazio documentò il rinvio al 15 ottobre per una riunione d’ufficio del presidente della Corte d’Assise d’Appello. La data odierna non è quindi una ricostruzione retrospettiva, ma quella fissata pubblicamente per la prosecuzione del processo.
La sentenza è di secondo grado e non va descritta come definitiva. L’articolo 27 della Costituzione stabilisce che l’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva. Dopo il deposito delle motivazioni, la difesa potrà valutare un ricorso in Cassazione nei limiti previsti dalla legge; allo stato non è noto se lo presenterà.
Le pagine consultate mostrano immagini protette o fotogrammi di repertorio dell’imputato e dei luoghi, senza una licenza che autorizzi il riuso e senza la verifica che documentino l’udienza del 15 ottobre. Non sono state copiate. La copertina è una ricostruzione IA dichiarata di un’aula interamente immaginaria e vuota, priva di persone, atti, prove e simboli ufficiali.
Cosa serve sapere
La conferma in appello è un passaggio sostanziale: un secondo collegio ha esaminato l’impugnazione della condanna. Non equivale però alla chiusura irrevocabile del procedimento. Dire entrambe le cose non ridimensiona la decisione; impedisce di trasformare un titolo corretto in un verdetto definitivo che oggi non esiste.
Le fonti disponibili nelle prime decine di minuti dopo la pronuncia confermano l’ergastolo, ma non specificano se il dispositivo abbia confermato senza modifiche anche l’isolamento diurno e tutte le statuizioni civili. Questi dettagli devono essere letti nell’atto della Corte, non ricavati automaticamente dalla formula sintetica dell’agenzia.
Il nodo dell’imputabilità è stato centrale nel primo grado e nell’appello. Una perizia ha riconosciuto la piena capacità, mentre la difesa ha annunciato di contestare quella conclusione. La decisione odierna conferma la pena, ma finché non saranno depositate le motivazioni non si può attribuire alla Corte un ragionamento specifico su perizia, aggravanti e motivi d’impugnazione.
Le tre vittime esercitavano la prostituzione secondo le ricostruzioni processuali riportate da Rai. Questo elemento appartiene al contesto degli incontri, non riduce la loro dignità e non rende la violenza un rischio “accettato” del lavoro. Anche il linguaggio giornalistico deve evitare dettagli voyeuristici che aggiungono morbosità senza spiegare la decisione.
Le due cittadine cinesi furono a lungo identificate nella cronaca attraverso la nazionalità o l’attività. Riportarne i nomi — Li Yanrong e Yang Yun Xiu — insieme a quello di Marta Lucia Castano Torres restituisce alle vittime un’identità individuale. È un dovere minimo, non un espediente emotivo.
ANSA e Rai sono fonti editorialmente indipendenti: la prima documenta la decisione odierna; la seconda ha seguito il primo grado, la requisitoria d’appello e il rinvio dell’udienza. Non è stato trovato, al momento della pubblicazione, un comunicato pubblico della Corte o il testo del dispositivo. L’articolo distingue quindi ciò che è confermato oggi dalla ricostruzione processuale già pubblica.
Il punto di Willyebbasta
Un ergastolo confermato in appello è una risposta giudiziaria gravissima e netta. Proprio per questo non ha bisogno di essere gonfiato con parole inesatte: “confermato” non significa ancora “definitivo”, e ricordarlo non è un favore all’imputato ma rispetto per la Costituzione e per la credibilità della giustizia.
La seconda garanzia da difendere riguarda le vittime. Tre donne straniere che esercitavano la prostituzione non possono diventare comparse anonime in un racconto costruito intorno al nome dell’imputato. Chiamarle per nome e sottrarre la loro morte al consumo morboso è il contrario della censura: è informazione con una gerarchia morale.
La cronaca giudiziaria spesso corre più veloce delle motivazioni. Il rischio è riempire il vuoto con supposizioni sulla perizia, sulle aggravanti o sulla strategia difensiva. La linea seria è più esigente: riferire la pena pronunciata, ricordare che cosa era stato contestato e attendere l’atto prima di spiegare perché la Corte ha deciso.
Non serve nemmeno trasformare l’appello in un intralcio burocratico. Il controllo di una condanna all’ergastolo è una garanzia necessaria, non una debolezza dello Stato. Una pena così radicale è più autorevole quando attraversa un contraddittorio pieno e regge a ogni verifica prevista dall’ordinamento.
La sicurezza non si misura soltanto con la severità della pena dopo tre omicidi. Si misura anche nella capacità di proteggere persone esposte alla violenza senza selezionarle per mestiere, reddito o passaporto, e di far emergere minacce e aggressioni prima che il processo debba ricostruire l’irreparabile. Le fonti consultate non consentono di dire quali occasioni preventive esistessero in questo caso: proprio per questo servono dati, non slogan.
Oggi la notizia è la conferma dell’ergastolo. Domani il banco di prova sarà leggere le motivazioni con la stessa evidenza riservata alla pena: imputabilità, premeditazione, futili motivi, crudeltà e ogni eventuale statuizione sulle parti civili. Una giustizia spiegata vale più di una giustizia usata come applausometro.
Cosa resta da chiarire
Devono essere pubblicati il dispositivo integrale e, nei termini stabiliti dalla Corte, le motivazioni della sentenza. Solo allora sarà possibile verificare se siano stati confermati senza modifiche i tre anni di isolamento diurno, le aggravanti e le statuizioni civili, e conoscere il ragionamento sull’imputabilità e sui motivi proposti dalla difesa. Non è ancora nota la posizione dei legali dopo il verdetto né se sarà presentato ricorso in Cassazione. Fino all’eventuale irrevocabilità della condanna resta applicabile la presunzione prevista dall’articolo 27 della Costituzione; ogni aggiornamento dovrà distinguere la pena confermata oggi dalla conclusione definitiva del procedimento.
Ultimo aggiornamento: 15 ottobre 2026 alle ore 15:03.

