I fatti riportati
Il periodo dei fatti e la data della notizia sono distinti. L’Indice della criminalità pubblicato dal Sole 24 Ore il 12 ottobre 2026 fotografa i delitti segnalati all’autorità giudiziaria durante l’intero 2025. ANSA ne ha diffuso i risultati alle 08:55 del 12 ottobre; questo articolo viene pubblicato alle 09:13 dello stesso giorno e non presenta quindi i dati annuali come reati avvenuti nelle ultime ore.
La fonte statistica è la banca dati interforze del Dipartimento della Pubblica sicurezza del ministero dell’Interno. La nota metodologica del Sole 24 Ore precisa che vengono contati i delitti segnalati all’autorità giudiziaria da Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di finanza, polizie locali e provinciali, Polizia penitenziaria, DIA, Guardia costiera e altri corpi indicati. Istat spiega che il sistema SDI comprende sia le denunce dei cittadini sia i reati accertati autonomamente dalle forze di polizia.
Nel 2025 i delitti segnalati sono circa 2,36 milioni: 42.242 in meno rispetto al 2024, pari a una diminuzione dell’1,8%. È la prima flessione dopo quattro anni consecutivi di crescita. Il livello resta però superiore del 2,4% al 2019 e inferiore del 18,5% al 2013: un solo confronto annuale non basta a sostenere né che il problema sia risolto né che ogni forma di criminalità stia aumentando.
A spingere il totale verso il basso sono soprattutto i furti, scesi a 992.660, il 5,9% in meno in un anno e circa 62mila in meno. Diminuiscono anche le rapine del 3,6% e quelle in pubblica via del 7,7%; queste ultime restano comunque il 14% sopra il livello del 2019. Il totale nazionale nasconde quindi traiettorie diverse anche all’interno della criminalità predatoria.
Le truffe e frodi informatiche arrivano a 298.651: +4,4% sul 2024, 12.565 casi aggiuntivi e +40,8% sul 2019. I danneggiamenti salgono a 288.938, +3,9% e 10.954 casi in più; crescono anche percosse (+3,4%) ed estorsioni (+1,4%). Gli incendi aumentano del 18,7%. Sono categorie differenti e non possono essere sommate in uno slogan, ma mostrano perché il calo complessivo non coincide con un miglioramento uniforme.
Gli omicidi volontari passano da 326 a 289, l’11,3% in meno, e i tentati omicidi da 1.143 a 993, il 13,1% in meno. Sono registrazioni consolidate per il 2025; non autorizzano a confrontare la gravità di delitti diversi e non sostituiscono l’accertamento giudiziario dei singoli casi.
La classifica territoriale rapporta i delitti segnalati alla popolazione residente al 1° gennaio 2026. Milano resta la provincia con l’incidenza più alta, oltre 7mila denunce ogni 100mila residenti e +0,6% in un anno; seguono Firenze, Roma, Bologna e Torino. Oristano è ultima con 1.707 denunce ogni 100mila abitanti. Si parla di province, non del solo territorio comunale, e il rapporto non significa che la stessa quota di residenti sia stata vittima o autrice di un reato.
Il 47,4% dei delitti è registrato nei territori metropolitani. Lo stesso approfondimento osserva che, senza contare i turisti, la popolazione presente ogni giorno nelle 14 città metropolitane passa da 21,3 a 23,2 milioni per pendolari e studenti. Il denominatore della classifica resta però quello dei residenti: questa differenza aiuta a interpretare il primato delle grandi città, ma non cancella i reati né assolve automaticamente le amministrazioni e lo Stato dai rispettivi compiti.
L’analisi separa correttamente i delitti dalle segnalazioni relative a persone denunciate, arrestate o fermate. Nel 2025 le segnalazioni riferite a cittadini stranieri sono 292.820, il 35,1% del totale, contro il 34,7% del 2024. Questo numero non equivale alla frase «un terzo dei reati è commesso da stranieri»: non è una quota di condanne, non coincide con il numero dei delitti e non chiarisce da solo quante persone uniche, residenti o non residenti, siano comprese. La cittadinanza è un dato statistico esplicito della fonte, non una colpa collettiva.
Le segnalazioni riferite a minorenni sono circa 39.600, 1.400 in più rispetto al 2024. Il sommario ANSA indica anche un +34% senza specificare nella pagina visibile l’anno base; poiché 1.400 su circa 38.200 corrisponde a una crescita annuale di circa il 3,7%, questo articolo non presenta il 34% come variazione sul 2024. Anche qui una segnalazione non è una condanna e l’età non sostituisce la verifica dei ruoli individuali.
ANSA associa alla notizia un’immagine con riproduzione riservata; l’indagine del Sole 24 Ore pubblica grafici e classifiche coperti da copyright. Il credito da solo non autorizza la copia. La copertina usata qui è quindi una ricostruzione IA dichiarata e simbolica, senza luoghi reali, persone, divise, loghi o dati inventati presentati come ufficiali; il collegamento alla documentazione originale resta separato.
Cosa serve sapere
Il numero dei delitti segnalati è uno strumento importante, ma non è la misura perfetta di tutta la criminalità effettiva. Come ricorda Istat, cambia anche con la propensione delle vittime a denunciare, l’attività autonoma di controllo, le priorità delle forze dell’ordine e le modifiche normative. Un aumento può riflettere più reati, più emersione o più controlli; un calo può riflettere meno episodi ma anche minore denuncia. Per capire quale spiegazione pesi servono indagini di vittimizzazione e serie coerenti.
Delitti e persone segnalate sono universi statistici diversi. Un procedimento può riguardare più persone, una persona può essere segnalata più volte e molti delitti hanno autore ignoto. Per questo le percentuali per cittadinanza o età non possono essere applicate meccanicamente ai 2,36 milioni di delitti, né trasformate in una stima delle condanne.
Il confronto territoriale per 100mila residenti rende paragonabili province di dimensioni diverse, ma penalizza i luoghi attraversati ogni giorno da grandi flussi non residenti. Il Sole 24 Ore quantifica quasi due milioni di presenze quotidiane aggiuntive nelle città metropolitane, esclusi i turisti. La classifica segnala dunque dove le forze dell’ordine registrano più illeciti rispetto ai residenti; non è una graduatoria pura della probabilità individuale di subire un reato.
Il dato sulla cittadinanza richiede denominatori e condizioni comparabili. L’eventuale sovrarappresentazione nelle segnalazioni va studiata per età, sesso, residenza effettiva, condizione economica, tipo di reato, intensità dei controlli, recidiva e successivo esito giudiziario. Nascondere il dato impedisce di intervenire; usarlo come prova automatica contro un’intera popolazione impedisce di capire perché esista.
I dati provvisori del primo semestre 2026, anticipati dal Sole 24 Ore, indicherebbero un ulteriore calo del 9,9% rispetto allo stesso periodo del 2025. La nota metodologica avverte però che non sono consolidati. Non vengono quindi mescolati alla classifica 2025 né usati per proclamare una tendenza definitiva.
Il punto di Willyebbasta
Il meno 1,8% è una buona notizia, ma è troppo piccolo e troppo diseguale per diventare una medaglia. Il Governo può rivendicare il calo soltanto insieme ai numeri che lo complicano: quasi 299mila frodi informatiche, danneggiamenti al massimo dal 2018, percosse ed estorsioni in crescita. Se si sceglie il totale quando scende e si ignorano le categorie quando salgono, non si sta informando: si sta facendo selezione propagandistica.
Milano, Firenze e le altre grandi aree urbane hanno ragione a ricordare pendolari, studenti e turisti. Ma il fattore dei city user non può diventare un lasciapassare permanente. Le amministrazioni locali devono mostrare risultati verificabili su illuminazione, trasporti, spazi degradati, polizia locale e assistenza; il ministero dell’Interno deve dimensionare organici e presidi sulla popolazione realmente presente, non soltanto su quella anagrafica. Passarsi il problema fra Comune e Stato lascia intatto il primato.
Sulle segnalazioni di cittadini stranieri servono due rifiuti contemporanei. Il primo è il silenzio imbarazzato: il 35,1% è un dato pubblico e va esaminato. Il secondo è la scorciatoia che lo trasforma in «un terzo dei reati» o in colpa nazionale: è falso rispetto alla struttura statistica e inutile per la sicurezza. La politica seria pubblica i denominatori, distingue residenti e non residenti, verifica gli esiti giudiziari e concentra prevenzione ed espulsioni dove la legge le consente sulle persone responsabili, non sulle etichette collettive.
Le 39.600 segnalazioni di minorenni chiedono la stessa precisione. Un titolo gonfiato da una percentuale senza base esplicita non aiuta né le vittime né i ragazzi che non hanno commesso nulla. Servono i confronti omogenei, i reati specifici, la quota di recidiva, tempi rapidi della giustizia minorile e interventi prima che la strada e le piattaforme social trasformino la violenza in reputazione.
Il compito dell’informazione non è scegliere fra rassicurazione e panico. È impedire che un dato vero venga piegato in una frase falsa. Nel 2025 le segnalazioni complessive sono diminuite; alcune condotte molto concrete sono aumentate; le metropoli restano il nodo principale; le persone segnalate non sono condannate. Qualunque programma di sicurezza che salti uno di questi quattro fatti è incompleto.
Cosa resta da chiarire
Restano da rendere facilmente accessibili le tavole consolidate complete del 2025 in formato riutilizzabile, con valori provinciali, definizioni operative e revisioni rispetto ai dati provvisori. Per interpretare le segnalazioni relative alle persone servono il numero di individui unici, la distinzione fra denunciati, arrestati e fermati, residenza e presenza effettiva, eventuali segnalazioni multiple, classi d’età, genere, condizione amministrativa, tipo di reato e soprattutto l’esito successivo dei procedimenti. Va chiarito anche a quale periodo si riferisca il +34% sui minorenni riportato nel sommario ANSA, perché i valori 2025 e 2024 citati negli approfondimenti non descrivono quella variazione annuale. Per le classifiche urbane sarebbe utile affiancare ai residenti un denominatore stabile sulla popolazione presente, inclusi i flussi turistici. I dati del primo semestre 2026 restano provvisori e non vanno trattati come consolidati.
Ultimo aggiornamento: 12 ottobre 2026 alle ore 09:13.

