I fatti riportati
Domenica 18 ottobre 2026 Giorgia Meloni ha dichiarato che non firmerà il Dpcm sugli adeguamenti retributivi dei magistrati. La risposta telefonica al direttore dell’Adnkronos Davide Desario è pubblicata nel servizio firmato da lui alle 14:57. La novità è questa dichiarazione, non una sentenza pronunciata oggi.
La presidente del Consiglio indica un costo vicino al miliardo di euro e richiama le risorse che sta cercando per l’autotrasporto e per le categorie più colpite dalla crisi. È il confronto di priorità proposto dalla premier, non un rendiconto che dimostri somme già risparmiate o trasferite.
Meloni si dice disponibile ad ascoltare le associazioni e contempla l’eventualità che il Consiglio di Stato nomini un commissario. La telefonata non documenta una nomina già avvenuta né la soluzione del contenzioso.
Alle 17:30 ANSA riporta la replica del vicesegretario dell’Anm Stefano Celli: il Governo decide sul decreto, ma l’associazione valuterà se esistano margini per un ricorso. Celli prospetta quindi un’iniziativa eventuale; non annuncia, in quella dichiarazione, un ricorso già depositato.
Nel servizio dell’Adnkronos delle 18:09, Magistratura Indipendente e l’Associazione magistrati della Corte dei conti sostengono che si tratta di adeguamenti previsti dalla legge, non di una concessione discrezionale. Contestano le cifre diffuse e collegano gli arretrati a criteri di calcolo giudicati illegittimi e a ritardi nei versamenti. Sono le loro posizioni, da distinguere dalla verifica diretta dei singoli provvedimenti.
Il contenzioso è precedente alla polemica odierna. Nel verbale ufficiale dell’Anm del 17 gennaio 2026, a pagina 4, l’ufficio sindacale segnalava la mancata esecuzione di sentenze sugli adeguamenti e discuteva il ricorso all’ottemperanza. A pagina 8 la questione ricompare nella discussione sulle iniziative da adottare. Il documento prova che l’associazione la sollevava già allora.
Cosa serve sapere
Gli arretrati e l’incremento della retribuzione futura non sono la stessa voce. Le note delle associazioni richiamano i trienni 2018-2020 e 2021-2023 e contestano l’idea di un importo identico per ogni magistrato: le somme dipenderebbero da anzianità e posizione. Senza le tabelle di calcolo non è corretto trasformare una stima complessiva in una busta paga uguale per tutti.
Il verbale dell’Anm è una fonte primaria sulla posizione dell’associazione, non il testo delle sentenze. Nelle fonti consultate non sono disponibili insieme il Dpcm da firmare, tutti i dispositivi pertinenti e una relazione contabile completa. Questo articolo non certifica quindi l’esatto debito dello Stato né stabilisce quale effetto giuridico produrrà la mancata firma.
Il fatto verificabile è un contrasto su attuazione, costi e priorità, con una risposta associativa ancora condizionata. La verifica prosegue sugli atti: una dichiarazione politica, un eventuale nuovo giudizio e un provvedimento esecutivo sono passaggi diversi.
Il punto di Willyebbasta
Discutere le priorità della spesa pubblica è doveroso. Quando si cercano risorse per famiglie e imprese in difficoltà, anche il costo delle retribuzioni delle categorie più tutelate deve essere spiegato senza reticenze. La domanda sollevata da Meloni è legittima: il contribuente ha diritto di capire quanto si paga, per quali anni e in base a quale calcolo.
La risposta delle associazioni non può essere liquidata come una richiesta di regali. Se rivendicano somme derivanti da norme e decisioni giudiziarie, l’argomento va affrontato sul merito. Ma invocare un diritto non rende superflua la trasparenza: pubblicare esempi comprensibili e distinguere arretrati, aumenti futuri, importi lordi e somme nette aiuterebbe molto più della difesa corporativa per slogan.
Il Governo deve però indicare anche la strada successiva al no. Cercare una soluzione concordata è una possibilità dichiarata dalla stessa premier; rinviare senza chiarire tempi, costi e conseguenze lascerebbe il conto nell’incertezza. Una scelta di rigore si giudica dal risultato per le finanze pubbliche e dalla tenuta degli atti, non dalla durezza della telefonata.
Contrapporre magistrati e cittadini in difficoltà può produrre consenso immediato, ma non risolve il problema contabile. Servono cifre verificabili e responsabilità precise, da entrambe le parti. Né l’autonomia della magistratura sottrae le sue rivendicazioni al controllo pubblico, né l’investitura politica autorizza a presentare come risolta una controversia ancora aperta.
Cosa resta da chiarire
Restano da rendere verificabili il testo del Dpcm, gli estremi e la portata delle sentenze richiamate, i beneficiari e i calcoli distinti per periodo, la separazione fra arretrati e spesa futura e l’impatto contabile della mancata firma. Sono da seguire l’eventuale confronto con le associazioni, l’effettivo deposito di ricorsi e qualsiasi decisione sulla nomina di un commissario. Nessuno di questi esiti viene anticipato.
Ultimo aggiornamento: 18 ottobre 2026 alle ore 21:12.

