I fatti riportati
Martedì 29 settembre 2026 la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il primo ministro ceco Andrej Babiš hanno in programma un incontro a Praga. Nelle ore precedenti, funzionari italiani hanno anticipato a Reuters e alla stampa economica un lavoro comune su un pacchetto per ridurre i costi energetici e modificare alcune regole europee. Al momento della pubblicazione non risulta ancora diffuso un testo congiunto definitivo firmato dai due governi.
Secondo le anticipazioni italiane, le proposte dovrebbero essere presentate al Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre. Le linee indicate sono sei: intervenire sulla riserva di stabilità del mercato ETS; concedere temporaneamente maggiore flessibilità nelle quote gratuite ai comparti energivori; limitare la trasmissione del costo della CO2 ai prezzi elettrici all'ingrosso; introdurre flessibilità o sospensioni mirate nelle regole sul metano; rafforzare il controllo del mercato delle quote da parte di Commissione, ESMA e ACER; riconsiderare l'avvio dell'ETS2 oggi previsto nel 2028.
L'ETS già operativo impone a impianti energetici e industrie comprese nel sistema di restituire quote corrispondenti alle emissioni. L'ETS2 è un sistema distinto, destinato ai fornitori di combustibili per edifici, trasporto stradale e altri settori: il Consiglio dell'Unione europea indica il 2028 per la piena operatività. Il pacchetto italo-ceco non abolisce oggi nessuno dei due meccanismi e non modifica da solo il diritto europeo.
Sul metano, la richiesta annunciata riguarda il regolamento europeo 2024/1787. Dal 1° gennaio 2027 gli importatori dovranno dimostrare e comunicare che determinati contratti di fornitura di petrolio, gas o carbone prodotti fuori dall'Unione rispettano misure equivalenti di monitoraggio, comunicazione e verifica delle emissioni. Le fonti italiane sostengono che, senza flessibilità, queste condizioni possano restringere le alternative di approvvigionamento e aumentare i costi; è la valutazione politica dei proponenti, non un effetto già quantificato nel materiale pubblicato.
Nessuna delle anticipazioni consultate indica quanto il pacchetto farebbe risparmiare a una famiglia, a un automobilista o a un'impresa, né specifica per quanto tempo si vorrebbe rinviare l'ETS2 oltre il 2028. Presentare oggi l'iniziativa come un taglio già acquisito delle bollette sarebbe quindi inesatto: prima servono un testo formale, il negoziato con gli altri Stati e gli atti delle istituzioni europee competenti.
Cosa serve sapere
La data delle anticipazioni e quella dell'incontro vanno separate. Radiocor ha pubblicato le sei linee la sera del 28 settembre; Reuters ha confermato il nucleo della proposta il 29 settembre alle 08:19 UTC, cioè alle 10:19 in Italia; il confronto politico tra Meloni e Babiš è previsto nella stessa giornata del 29. Questo articolo registra il piano annunciato, non l'esito di un negoziato già concluso.
L'Unione europea è già intervenuta sui rischi di volatilità dell'ETS2. L'accordo provvisorio raggiunto l'11 giugno da Consiglio e Parlamento prevede, tra l'altro, di aumentare da 20 a 40 milioni le quote da immettere quando il prezzo del carbonio supera la soglia prevista di 45 euro per tonnellata in prezzi 2020. Dire che Bruxelles non abbia predisposto alcuna protezione sarebbe falso; resta legittimo discutere se le salvaguardie siano sufficienti.
Il possibile costo per consumatori e imprese non è l'unica voce del bilancio. Un'analisi del think tank climatico ECCO, riferita al precedente passaggio dell'ETS2 dal 2027 al 2028, stimava per l'Italia una riduzione di 1,5 miliardi della dotazione del Fondo sociale per il clima. Quella cifra non può essere applicata automaticamente a un ulteriore rinvio ancora indefinito, ma segnala il punto che il governo dovrà affrontare: rinviare entrate e obblighi può rinviare anche risorse destinate alle fasce più esposte.
Le posizioni dei due governi hanno radici precedenti all'incontro. Italia e Repubblica Ceca hanno già chiesto in sede europea più flessibilità sull'ETS e sulle regole energetiche; Babiš ha criticato pubblicamente l'impatto del Green Deal sull'industria. La novità delle ultime ore è la preparazione di un pacchetto comune in vista del vertice di ottobre, non la nascita improvvisa di una linea politica finora assente.
Reuters mostra una fotografia di Meloni e Babiš scattata a un vertice di Bruxelles il 18 giugno 2026, disponibile tramite licenza, mentre le immagini ufficiali facilmente reperibili della visita di Meloni a Praga risalgono al 2023. Non documentano l'incontro odierno e non sono state usate come copertina. La scena pubblicata è una ricostruzione originale, visibilmente etichettata e ambientata in un luogo immaginario.
Il punto di Willyebbasta
Mettere in discussione regole europee che possono scaricare nuovi costi su carburanti, riscaldamento e industria non è un tabù: è dovere di un governo farlo prima che il conto arrivi. Ma proprio chi promette di difendere il potere d'acquisto deve smettere con gli annunci senza numeri. Sei richieste fanno un'agenda negoziale; non fanno ancora una bolletta più bassa.
La parte più convincente del piano è la domanda di maggiore trasparenza sul mercato delle quote e di controlli più stretti. Se il prezzo della CO2 incide sulla competitività, cittadini e imprese devono poter capire chi compra, chi vende, quali meccanismi frenano la speculazione e quale quota del costo arriva davvero al consumatore. La transizione ecologica perde consenso quando viene percepita come una tassa opaca decisa lontano da chi la paga.
Il governo, però, deve pubblicare anche il rovescio del conto: durata del rinvio richiesto, risparmio atteso, minori entrate, effetti sul Fondo sociale per il clima e misure alternative per ridurre le emissioni. Criticare Bruxelles senza presentare questi dati sarebbe propaganda comoda; accettare qualsiasi meccanismo europeo senza valutarne l'impatto sociale sarebbe l'errore opposto.
Al vertice di ottobre l'Italia dovrebbe portare obiettivi verificabili, non formule elastiche: tetti e correttivi con scadenze precise, tutela temporanea dei settori realmente esposti e compensazioni leggibili per famiglie e piccole imprese. Se Roma e Praga otterranno modifiche misurabili, il piano avrà prodotto politica. Se resterà un elenco senza testo, numeri e alleati sufficienti, sarà soltanto una conferenza stampa scritta in anticipo.
Cosa resta da chiarire
Restano da conoscere il documento congiunto che dovrebbe uscire dal confronto di Praga, la durata dell'eventuale rinvio dell'ETS2, le soglie e i tempi delle flessibilità richieste per ETS e metano, le stime ufficiali su bollette, carburanti e costi industriali, l'impatto sulle entrate e sul Fondo sociale per il clima, la posizione della Commissione europea e degli altri Stati membri e l'esito del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre. Fino a un accordo e ai successivi atti normativi, nessuna delle sei linee annunciate produce automaticamente un risparmio.
Ultimo aggiornamento: 29 settembre 2026 alle ore 12:07.

