I fatti riportati
Istat ha pubblicato mercoledì 21 ottobre 2026 il rapporto «Natalità e fecondità della popolazione residente — Anno 2025». La data della notizia è quindi il 21 ottobre; i dati definitivi riguardano i nati residenti del 2025, mentre quelli da gennaio a luglio 2026 sono indicati espressamente come provvisori. Non sono nascite avvenute tutte nel giorno della pubblicazione.
Nel 2025 i nati residenti sono stati 355.772, pari a sei ogni mille abitanti: 14mila in meno rispetto al 2024, una diminuzione del 3,8%. Dal massimo degli anni Duemila registrato nel 2008, oltre 576mila nati, la riduzione cumulata è del 38,3%, cioè più di 220mila nascite. Reuters definisce quello del 2025 il livello più basso dall’Unità d’Italia e il diciassettesimo calo annuale consecutivo.
Nei primi sette mesi del 2026 Istat conta in via provvisoria 196.864 nati, contro 198.975 nello stesso periodo del 2025: circa duemila in meno, pari al -1,1%. Il numero medio di figli per donna, sceso da 1,18 nel 2024 al minimo di 1,14 nel 2025, è stimato a 1,13 per gennaio-luglio 2026. Sette mesi non autorizzano ancora a fissare il totale dell’intero 2026.
Il calo del 2025 attraversa composizioni familiari diverse: i 275.330 nati da due genitori italiani diminuiscono del 4,8% sul 2024; i 49.002 nati da due genitori stranieri del 3,1%. I 31.440 nati da coppie miste aumentano invece del 4,2%. I numeri non consentono di attribuire la denatalità a una sola cittadinanza o a un singolo modello familiare.
L’età media al primo figlio raggiunge per la prima volta i 32 anni; quella al parto sale a 32,7. Nel 2025 sono 156.874 i nati fuori dal matrimonio, il 44,1% del totale: la quota cresce di 0,9 punti sul 2024, anche se il numero assoluto scende dell’1,8%. Quota e numero raccontano quindi fenomeni diversi e non vanno confusi.
ANSA accompagna la notizia con un’immagine marcata «riproduzione riservata» e Reuters con fotografie di una protesta del 10 maggio 2024 offerte tramite licenza a pagamento. Non sono fotografie riutilizzabili della pubblicazione Istat del 21 ottobre 2026 e non vengono copiate. La copertina è una ricostruzione editoriale originale di una registrazione anagrafica, non la fotografia di una famiglia reale né della raccolta dei dati Istat.
Cosa serve sapere
Istat collega la diminuzione sia al restringimento delle generazioni che oggi hanno più frequentemente figli, nate quando la fecondità era già in calo, sia alla minore propensione ad averne. Fra i fattori richiamati compaiono percorsi di studio più lunghi, precarietà del lavoro giovanile, difficoltà di accesso alla casa, conciliazione fra lavoro e famiglia e scelte personali di rinvio o rinuncia. Il rapporto descrive un insieme di fattori: non assegna una percentuale causale a ciascuno.
Il portale del Dipartimento per le politiche della famiglia elenca fra gli strumenti in vigore l’Assegno unico, il Bonus nuovi nati, il Bonus asilo nido e la decontribuzione per le lavoratrici. Reuters osserva che né il governo di Giorgia Meloni né i precedenti sono riusciti finora a fermare la discesa. L’esistenza di misure è documentata; il dato sulle nascite, da solo, non misura quante nascite ciascuna misura abbia favorito o anticipato.
Il rapporto del 21 ottobre consolida i dati del 2025 e aggiunge il primo confronto omogeneo sui sette mesi del 2026. Non va presentato come una previsione certa dell’anno intero: registrazioni tardive, revisioni e andamento degli ultimi cinque mesi possono modificare il totale definitivo. La tendenza resta negativa, ma l’ampiezza finale deve ancora essere misurata.
Il punto di Willyebbasta
Diciassette anni di calo vietano a ogni governo di vendere un bonus come svolta. Quello attuale ha fatto della natalità una promessa politica esplicita e deve essere giudicato sui risultati; lo stesso metro vale per chi lo ha preceduto. Il numero non dimostra che una singola misura abbia fallito, ma dimostra che l’insieme delle politiche non ha ancora invertito la rotta.
La risposta seria non è chiedere alle persone di fare figli per dovere patriottico. È rendere verificabili i nodi indicati da Istat: accesso alla casa, stabilità del lavoro, costo e disponibilità dei servizi per l’infanzia, congedi e conciliazione. Per ciascuna voce servono obiettivi annuali, platea raggiunta, spesa effettiva, differenze territoriali e risultati pubblici. Senza questa contabilità, la politica familiare resta una collezione di annunci.
Neppure immigrazione e stato civile possono diventare scorciatoie propagandistiche. Calano sia i nati da genitori italiani sia quelli da genitori stranieri, mentre cresce la quota fuori dal matrimonio. Il compito pubblico non è premiare una biografia considerata più rispettabile: è rimuovere ostacoli concreti per chi desidera un figlio e verificare se le risorse producono davvero più libertà di scelta.
Cosa resta da chiarire
Restano da conoscere il totale definitivo e la fecondità dell’intero 2026, le revisioni dei dati provvisori, la distribuzione completa per territorio e condizione sociale e una valutazione causale delle singole politiche familiari. Il rapporto Istat individua fattori associati alla denatalità, ma non consente di calcolare quante nascite siano state perse o favorite da uno specifico bonus, da un governo o da una sola condizione economica.
Ultimo aggiornamento: 21 ottobre 2026 alle ore 12:09.

